Ep. 1: Intervista a Marco Magnone.

Marco è stato nostro gradito ospite il 2 dicembre a San Piero a Sieve; ne abbiamo approfittato e gli abbiamo fatto una breve intervista.

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“Berlin” è il libro di Marco Magnone e Fabio Geda inserito nella bibliografia UMDL 2017.

1.Come è nato “Berlin”? Ti ricordi il momento in cui ti è venuta l’idea? In quanto tempo lo avete scritto?

Lo spunto iniziale è stato di Fabio. Voleva provare a raccontare le avventure di un gruppo di ragazzi costretti a vivere in un mondo senza adulti, un mondo senza più regole da seguire né certezze sul futuro. Un po’ come succede ne Il Signore delle Mosche, il grande classico della letteratura inglese scritto da William Golding e ambientato in un’isola deserta in mezzo all’oceano. L’idea di Fabio però era portare quel tipo di storia nel cuore dell’Europa, e pensava che Berlino Ovest – negli anni in cui era separata dal resto della Germania Ovest dal famoso Muro – potesse essere perfetta come ”isola urbana”. A quel punto mi ha proposto di imbarcarmi con lui in questa avventura perché – oltre a condividere gusti molto simili sul tipo di storie che ci piacciono – sapeva che avevo vissuto a Berlino, che parlo tedesco, e che nutro un grande amore e fascino per la capitale tedesca. Tutti elementi che potevano tornare utili per iniziare a lavorare a Berlin. Era il 2012, da allora abbiamo passato due anni abbondanti a fare ricerche su personaggi, ambientazione, trama della vicenda complessiva dei sei volumi, ma senza scrivere una sola riga. Solo quando tutto questo materiale di partenza ci sembrava sufficientemente solido, concreto, ci siamo buttati a scrivere il primo libro, che dopo 3-4 mesi era pronto. Da allora siamo andati avanti così: ogni sei mesi esce un nuovo volume, e noi nel frattempo scriviamo il successivo.

 

2. Il tuo testo è inserito nella nostra bibliografia #umdl17. Conosci gli altri autori e gli altri libri? Quale consiglieresti assolutamente ai nostri ragazzi…

È difficile sceglierne uno, sia perché ci sono tanti titoli interessanti, sia perché è difficile consigliare a priori un libro: ogni lettore ha gusti, inclinazioni, rapporto con la lettura che lo porta a sentirsi giustamente più attratto da alcune storie e meno da altre. Un po’ come per i gusti della pizza: come fai in assoluto a dire qual è il migliore? Ognuno ha il suo. Posso però dire quelli a cui io, come lettore, sono più legato: Melody di Sharon M. Draper, storia di una forza pazzesca sul potere della parola, come strumento per ordinare il mondo e come possibilità di riscatto da parte di chi ne sembrerebbe escluso; e La casa dei cani fantasma di Allan Stratton, vicenda piena di mistero, che fino  all’ultimo non ti fa capire cosa sia reale e cosa no, ma che allo stesso tempo sa toccare corde molto profonde.

3. Facendo un salto indietro nel tuo passato, ricordi quando è nata la tua passione per la lettura (e la scrittura)? Leggevi molto da ragazzo? Il primo libro che hai amato è….

Io ho iniziato ad avere fame di storie alle medie, tra la prima e la seconda, quando avevo deciso che cosa sarei diventato da grande: non uno scrittore, ma un Cavaliere dello Zodiaco, proprio come nel cartone animato. Ovviamente quando ne ho parlato con i miei e loro prima mi hanno preso per pazzo poi mi hanno fatto notare che sarebbe stato impossibile, è stata una grande delusione. E come ho superato lo sconforto? Scoprendo un modo in cui io sarei comunque potuto diventare un Cavaliere dello Zodiaco, ovvero scrivendo la storia in cui questo accadeva. Il racconto che ne è scaturito era terribile, ma era anche la prova del potere delle storie, di creare mondi che non esistono ma che diventano reali per chi li scrive e per chi li legge, di farci vivere esperienze e sfide altrimenti impossibili. Da allora non mi sono più fermato, ho continuato a cercare mondi da esplorare e avventure da raccontare in prima persona (queste ultime per fortuna sono andate perdute…). I libri che più ho amato da ragazzo sono due classici che continuo a leggere e rileggere ancora oggi con la stessa passione di allora: La mia famiglia e altri animali, di Gerald Durrell, e Stand by me, di Stephen King.

4. E adesso. Leggi molto? Dimmi un libro che porteresti su un’isola deserta e uno che invece non sei riuscito a finire…

Se vuoi scrivere, non puoi non leggere. Anzi, non puoi non essere un lettore vorace, curioso, attento e sempre aggiornato su quello che si muove attorno a te: le nuove tendenze, le voci più interessanti, i classici che ritornano. Un libro letto negli ultimi mesiche mi ha molto impressionato per la capacità di parlare contemporaneamente a ragazzi e non è Il piccolo regno di Wu Ming 4: la lingua esatta e carica di nostalgia, l’empatia capace di legarci ai personaggi conferma che una buona storia per ragazzi è una buona storia per tutti. I libri che invece non riesco proprio a finire sono quelli in cui è evidente l’intento didascalico dell’autore. Libri che anziché preoccuparsi di raccontare una storia avvincente, e dare la possibilità a ogni lettore di riflettere per conto proprio su cosa eventualmente possa significare, hanno la pretesa di insegnare a tutti una qualche verità assoluta.

5. Parliamo di biblioteche. Le frequenti? Qual è la biblioteca più bella che hai visto? A quale sei più affezionato?

Amo le biblioteche! Sono un punto di riferimento fondamentale sul territorio perché in una società come la nostra – in cui ognuno finisce per vivere la propria vita in maniera sempre più solitaria, chiuso nella propria casa, con i propri giri ristretti – con i loro progetti e servizi ci danno la possibilità di fare comunità, di sentirci parte di qualcosa di più grande. E per di più sono la cosa più democratica che esista perché, al contrario di quello che consideriamo normale – ognuno gode di quello che può economicamente permettersi – quello che fanno, per noi è gratuito. Le biblioteche più belle che ho visto non sono quelle con una particolare architettura o una posizione invidiabile, ma quelle più vive, ovvero maggiormente capaci di coinvolgere lettori di ogni età nelle loro iniziative. E tra queste c’è sicuramente quella di Asti, la città dove sono cresciuto, che da un sacco di anni organizza eventi pubblici e attività per le scuole nel corso di tutto l’anno. Tra questi c’è un festival, che quando ero ragazzino si chiamava Chiaroscuro e  logo_passepartout_2017_-_chiara_malfattopoi è diventato Passepartout, e che dava la possibilità a chi aveva la mia età di fare il volontario e incontrare così gli autori ospiti, gli editori, i giornalisti, gli addetti ai lavori. È stata un’esperienza preziosissima per farmi capire che il mondo dei libri non era solo la noiosa scheda libro che ci davano da fare a scuola ma era qualcosa di molto più grande, dove potevo andarmi a cercare le mie storie, quelle che potevo leggere per passione e non per compito.

6. Secondo te, un sistema di biblioteche, come SDIMM, sistema bibliotecario di Mugello, Valdisieve, cosa può fare per promuovere la lettura tra i ragazzi?

Le possibilità sono tantissime, e un progetto come Un monte di libri è un bell’esempio, prezioso soprattutto perché riguarda un territorio fatto di medi e piccoli centri in cui troppo spesso i ragazzi non hanno le stesse opportunità e stimoli dei loro coetanei che vivono nelle città più grandi, dove tutto è a portata di mano, tanto che spesso viene dato per scontato. Le caratteristiche secondo me fondamentali per una qualunque politica di educazione alla lettura sono essenzialmente due. La prima è la continuità nel tempo: non credo molto nei progetti “one shot”, in cui qualcuno arriva, incontra i ragazzi e poi se ne va. Credo siano molto più efficaci quelle iniziative in cui si costruisce un percorso, si porta i ragazzi a confrontarsi, discutere, comprendere in autonomia. L’altra caratteristica secondo me è che venga preservato l’aspetto ludico della lettura. Solo se i ragazzi vengono portati a considerare la lettura come qualcosa di potenzialmente piacevole, di divertente, come andare al cinema o a un concerto, saranno attratti dal continuare a leggere in autonomia anche una volta finito il progetto o l’esperienza scolastica. Diventando così i famosi long life readers che tanto mancano in Italia; al contrario la lettura continuerà a essere considerata, salvo eccezioni sempre più rare, come quella cosa noiosa da fare perché si deve. E questo non serve a nessuno.

Grazie Marco Magnone

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